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sabato 17 ottobre 2009

Stipendi Ernst & Young, Deloitte & Touche, PricewaterhouseCoopers

Quale è la società migliore per iniziare la carriera? Secondo la classifica Usa dei 100 «Best places to launch a career», pubblicata anche quest' anno da «Business week», a dominare è l' accounting: prima Ernst & Young, seguita da Deloitte & Touche, terza PricewaterhouseCoopers. In quarta posizione c' è la banca d' investimenti Goldman Sachs (ora sotto pressione per gli scossoni finanziari degli ultimi tempi), poi Kpmg, Marriott international e Google. Chiudono la top ten la «global security company» Lockheed Martin, Ibm e Jp Morgan. Ma funziona anche in Italia? Abbiamo chiesto ai responsabili delle risorse umane di cinque tra queste società «cosa offrono» ai nostri neolaureati. Ecco le risposte. 700 assunzioni l' anno per E&Y - «Innanzitutto la possibilità di fare da subito esperienza presso clienti multinazionali e un elevato monteore formativo: 200 all' anno» afferma Valerio Morganti, partner Ernst & Young, una media di 700-750 laureati assunti ogni 12 mesi nell' ultimo triennio tra revisione, consulenza e servizi fiscali. «La retribuzione è di 22 mila euro lordi ma - assicura Morganti - spesso dopo 4 anni è più che raddoppiata». Mentre Giuseppe Pedone, partner di Deloitte e responsabile delle risorse umane di Deloitte & Touche (500 inserimenti ogni 12 mesi tra revisione e resto del network con un compenso di 20.000 euro), risponde: «In 6 anni portiamo i ragazzi a diventare manager e gestire un portfolio clienti significativo, ma offriamo anche l' opportunità di uscire dai confini nazionali e cerchiamo di bilanciare vita e lavoro con giorni di chiusura globale e, per esempio, la possibilità di part time per le manager mamme». Non da meno Pwc. «Il ritorno in termini di formazione per i nostri ragazzi è fortissimo. Non a caso oggi è difficile trovare nelle aziende figure a livello di cfo e di controller che non siano ex revisori» commenta Mariano Arcelloni, HR partner della società, che ogni 12 mesi, tra revisione e consulenza, assume 600 neolaureati (soprattutto in economia, in misura minore in giurisprudenza e ingegneria) con un compenso di 21-22 mila euro. «Un' importante opportunità che offriamo è quella di entrare in un network» sottolinea, invece, Francesco Spadaro, partner Kpmg, una media di 550 nuovi inseriti ogni dodici mesi (se si comprende il network) con retribuzioni lorde di 21 mila euro a cui ora si aggiungono bonus all' ingresso per chi ha completato stage in azienda (500 euro) o ha competenze in inglese certificate (fino a 500 euro). «Tutti da noi, per esempio - spiega Spadaro - dopo i primi due anni, possono fare esperienze "out of the box", cioè diverse dalla revisione, per tre mesi, e alcuni possono lavorare all' estero, in una sede europea». 600 neolaureati in 3 anni - E qual è il «punto forte» della multinazionale It Ibm (1000 ingressi tra cui 600 neolaureati negli ultimi 3 anni)? Per Lucio Toninelli, direttore risorse umane e vice president Ibm è presto detto: «Siamo un' azienda globale in un settore tra i più dinamici, professionalizzanti e innovativi del mercato. I nuovi assunti vengono da subito inseriti in percorsi di formazione internazionali con giovani dei principali Paesi europei. E, per chi vuol muoversi, ci sono opportunità straordinarie». Iolanda Barera
Barera Iolanda

fonte:
http://archiviostorico.corriere.it/2008/ottobre/03/Carriere_veloci_ecco_hit_parade_co_9_081003073.shtml

venerdì 16 ottobre 2009

Stipendi Engineering

Tieni presente che l'Engineering ha una politica degli stipendi più bassa rispetto ai concorrenti. Non puoi allora negare ai tuoi dipendenti un aumento giusto e necessario. L'Engineering non ha mai pagato lo straordinario, perchè non c'era nessun tipo di controllo sull'orario effettivamente svolto; tutto era basato sul rispetto e sulla fiducia reciproca. A turno è capitato a tutti i dipendenti di dover lavorare fino ad ore tardi serali, ma nessun dipendente hai mai preteso lo straordinario; si recuperava a volte l'orario fatto in più, ma la maggior parte delle volte si regalava l'orario in più all'aziendasempre per il rispetto e la fiducia reciproca.

Fino a 4 anni fà c'era ancora un' aria vagamente "familiare" (quella dei primi anni '90) in azienda.
Ora siamo al "homo homini lupus".

Credimi che i dipendenti sono veramente arrabiati e molti si cominciano decisamente a s.c.az.zare. La dirigenza ha scelto la via economica più conveniente per l'azienda e gli azionisti; ma forse è la via ardua che porterà al declino della azienda ( spero vivamente che non sia così e, spero, ripensino al rapporto di fiducia che avevano con i dipendenti ).
Se vi è fiscalità da parte della dirigenza, aspettane altrettanta da parte dei dipendenti. Non credo vi sia più nessuno disponibile a superare le sue 8 ore di lavoro giornaliero.

I veri manager, ma sottolinerei i veri uomini, dovrebbero trovare un equilibrio.

Fonte:
http://www.finanzaonline.com/forum/messaggi-archiviati-fol/657844-brutte-nuove-per-engineering.html

giovedì 15 ottobre 2009

Stipendi Accenture 2009

Fonte:
http://www.aprildarkfairy.it/dblog/articolo.asp?articolo=59

Accenture (Consulting).

Analyst: 23.000€ (1250€ al mese su 13 mensilità)
Consultant: 32.000€ (1700€ al mese su 13 mensilità) in media ci si arriva dopo 2,5-3 anni e cmq ci arriva il 30% degli Analyst (con la crisi le percentuali ora sono quelle)
Manager: 55.000€ (2400€ al mese su 13 mensilità) e ci arriva in media dopo altri 3-4 anni il 15-20% dei Consultant
per chi arriva a Sr Manager o Sr Executive (ogni 100 analyst in media 1-2 diventano Sr Manager e 1 o nessuno Sr Executive) i primi stanno sui 70.000€ e i secondi sui 120.000€.

Nota: nel consulting i buoni pasto non sono compresi (il CCNL metalmeccanici non lo prevede di default) e quindi dovete togliere in media 150€ al mese di mensa (6,50€ è il costo di solito di una mensa per un esterno / consulente)

ora parliamo di ATS (e c'è da rabbrividire):

Programmer 18.500 - 1050 su 13 mensilità
Sr Programmer: 21.000 - 1200 su 13 (dopo 1-2 anni)
Analyst Programmer: 25.000€ - 1350 su 13 (dopo altri circa 2 anni)

NOTA: dopo 4 anni di exp si prende uno stipendio da 1350€ al mese!!! (1 po' pochino non trovate?)

System Analist: 30.000€ - 1600€ circa su 13 (dopo altri 2 anni)

Sr System Analist: 35.000€ - 1800€ su 13 (dopo altri 2 anni)

qdi in media dopo 8-10 anni di exp uno prende 1800€ al mese

A me non sembrano stipendi altissimi per uno che lavora 10-12 ore al giorno minimo.

poi fate vobis...

P.S. considerate che negli ultimi 3 anni l'80% delle assunzioni è in ATS

Benefit
da consultant: auto aziendale (musa/punto=)+ telefono
da manager: auto aziendale (A3/BMW320) + polizza sanitaria all inclusive (ci paghi il parto della moglie in clinica privata) + fondo pensione dirigenti

venerdì 3 luglio 2009

Stipendi medici di Padova

Comunque sono giunto in possesso di alcuni dati recenti sui guadagni complessivi dei medici (stipendio+altre attività più o meno private) dopo di chè ognuno trarrà le sue conclusioni. I dati riguardano la città di Padova, quindi una città dotata di una importante clinica universitaria e quindi probabilmente sopra la media dal punto di vista degli introiti. Allora:

Abitanti: 212000

Medici praticanti la professione: circa 1300

1) 205 di questi 1300 medici guadagnano tra i 100000 e i 200000 euro LORDI (bisogna togliere un 35-40% di tasse).

2) 24 guadagnano tra i 200000 e i 300000 euro LORDI (tra cui un docente di neurochirurgia pediatrica, un docente di chirurgia generale, 2 docenti di radiologia, un docente di medicina interna, un docente di anestesia e rianimazione, un docente di neurofisiolofia clinica, un docente di urologia, un docente di oculistica, 4 primari di ortopedia (3 in cliniche private), un primario di gastroenterologia in clinica privata, un primario di dermatologia in clinica privata, un primario di chirurgia generale in clinica privata, 2 radiologi in clinica privata e un assessore provinciale). Numero Donne = 0.

3) 8 guadagnano tra i 300000 e i 400000 euro LORDI (tra cui un docente di urologia, un docente di radiologia, un docente di medicina legale, un dermatologo di una clinica privata, un tossicologo). Numero Donne = 0.

4) 5 guadagnano più di 400000 euro LORDI (un senatore della repubblica, un docente di urologia, un docente di cardiologia direttore di clinica, un docente di radiologia e uno psichiatra). Numero Donne = 0.

5) Tutti gli altri guadagnano meno di 100000 euro LORDI.

Fonte:
http://www.futurimedici.com/forum/index.php?topic=15315.90

lunedì 25 maggio 2009

Stipendi: dove guadagnare di più in un paese di paghe appiattite 2009

di Raffaella Galvani
Pagati poco? Soprattutto, pagati male. Cioè tutti uguale, con poca o nessuna attenzione ai diversi livelli di professionalità o al costo della vita che cambia nelle varie aree del Paese. Basti pensare che 10 milioni di lavoratori dipendenti del settore privato su 15 sono ammassati in un pantano che li blocca fra i 21 mila e i 23 mila euro lordi annui. E che un operaio di reparto di un’azienda del Nord-Ovest nel 2008 ha portato a casa 1.175 euro netti mensili, appena 66 euro in più di quello del Centro e poco più di un centinaio rispetto al collega del Sud.
È quanto emerge da un’inchiesta che Panorama ha svolto con la Od&m, società di consulenza direzionale leader nelle indagini retributive che, sulla base di una banca dati di 859.036 profili retributivi di dipendenti privati raccolti tra il 2004 e il 2008 (in Italia sono complessivamente circa 15 milioni, su un totale di oltre 23 milioni di occupati), ha fatto i conti in tasca a circa 600 figure tra dirigenti, quadri, impiegati e operai, suddivisi per aree geografiche. Fotografando il livello, e l’andamento rispetto a due anni fa, delle buste paga che realmente vengono consegnate agli italiani, al netto di tasse, imposte e contributi.
Il tema dei bassi stipendi in Italia è stato rilanciato in questi giorni dall’Ocse, che ha messo a confronto, uniformandole a parità di potere d’acquisto, le retribuzioni dei 30 paesi membri. E, con 21.374 dollari netti all’anno (pari a circa 1.200 euro al mese), ha piazzato il dipendente italiano single senza figli al ventitreesimo posto, davanti solo a portoghesi, cechi, turchi, polacchi, slovacchi, ungheresi e messicani. Ben sotto la media Ocse (25.739) e anche sotto la media Ue (24.552).
Conferma Mario Vavassori, docente al Mip-Politecnico di Milano e amministratore delegato della Od&m consulting: “In Italia siamo pagati poco e stiamo diventando tutti sempre più poveri. Basti pensare che nel 2008, con aumenti retributivi che hanno oscillato dallo 0,7 per cento degli operai e l’1,3 di impiegati e quadri al 2,1 dei dirigenti, nessuno ha tenuto dietro all’inflazione media, misurata dall’Istat con l’indice dei prezzi al consumo al 3,3 per cento, per non parlare dell’inflazione dei beni ad alta frequenza di consumo (come alimentari, benzina) che è stata del 4,9 per cento”.
Se le aziende, come confermano alla Od&m, non brillano per generosità con i loro dipendenti, il fisco e l’imposizione previdenziale danno la mazzata. Sotto la scure di tasse, imposte locali e contributi il dipendente medio privato, rispetto a uno stipendio lordo di 26.956 euro, nel 2008 si è visto amputare la busta paga del 28,9 per cento, con punte del 45,7 per una retribuzione dirigenziale di 103.424 euro.
Ma secondo Vavassori c’è una lettura dei dati ancora più preoccupante. “Il vero problema dell’Italia” sostiene deciso “non è tanto il basso livello delle retribuzioni, quanto l’appiattimento”.
Lo confermano i dati dello studio svolto dalla Od&m con l’Unioncamere sulle retribuzioni del 2007: solo 5 milioni di dipendenti su 15 superano la media dei 26.500 euro di stipendio medio lordo ed emerge una uniformità retributiva fra operai e impiegati, così come tra le figure operaie qualificate e quelle semispecializzate.
“È come se il lavoro avesse un valore univoco e le aziende avessero rinunciato a identificare e a premiare la professionalità” stigmatizza Vavassori “mentre il sindacato per troppi anni si è preoccupato solo di avere in mano il controllo della distribuzione quantitativa del reddito”.
Anche sul piano territoriale l’appiattimento sta creando problemi, in particolare là dove il costo della vita negli ultimi anni si è impennato (vedere Milano e il Nord in generale, ma anche le grandi città del Centro), al punto da rendere ardua la sussistenza con buste paga ritenute solo fino a ieri sufficienti. E infatti c’è chi intende rilanciare il tema delle gabbie salariali.
Gli esempi non mancano. Nel 2008, come risulta dalle tabelle di queste pagine, un responsabile acquisti nel Nord-Ovest, dove la vita è più cara, ha guadagnato 2.482 euro netti per 13 mensilità; il suo omologo al Centro ne ha presi 2.443, appena 39 euro in meno. Solo al Sud e nelle Isole si è avuta una differenza un poco più significativa, con 2.352 euro netti mensili e uno stacco di 130.
Se questo è il quadro, dove è meglio orientarsi? Fermo restando che non è così facile cambiare luogo di residenza o lavoro, dalle ricerche della Od&m emergono comunque delle indicazioni utili. La prima? A incidere in maniera significativa sono spesso le dimensioni aziendali. In altre parole, più è grande l’azienda, più si guadagna.
“Le dimensioni dell’impresa” si legge nel Decimo rapporto sulle retribuzioni della Od&m 2009 “determinano una significativa variabilità degli importi assoluti, che presentano valori costantemente in crescita all’aumentare dell’ampiezza delle imprese e scarti particolarmente elevati”.
In soldoni, un dirigente in una piccola impresa nel 2008 ha guadagnato 93.782 euro lordi annui, ovvero il 9,3 per cento in meno rispetto ai 103.424 euro incassati in media dal dirigente italiano, mentre il manager di una grande impresa ha preso 108.985, cioè il 5,4 per cento in più. E analoghi scarti riguardano la busta paga dell’operaio, che da un piccolo imprenditore prende 20.763 euro, il 4 per cento meno della media di categoria (21.626), mentre dalla grande industria incassa l’11,3 per cento in più (24.068).
Scarto meno forte invece per i quadri: dalla piccola alla grande impresa rispetto alla media ballano 6,7 punti percentuali in busta paga.
Da notare, dicono alla Od&m, che nel 2008 le retribuzioni nella grande azienda sono cresciute più che nelle altre dimensioni d’azienda per impiegati, quadri e operai, mentre i dirigenti hanno ottenuto una retribuzione inferiore a quella del 2007. Motivo? “La categoria ha pagato il peso maggiore dei sistemi retributivi più sofisticati legati ai risultati che le imprese hanno introdotto per i loro manager e stanno via via allargando ai quadri” dice Vavassori. “È probabile che il 2009 porterà quindi a questa categoria delusioni ancora maggiori visto l’andamento dell’economia, però è indubbio che è la via corretta da perseguire”.
Ma non è solo la dimensione a cui si deve guardare se si cerca di mettere al riparo la propria busta paga. Il settore è altrettanto importante, anche se non sempre tutti i lavoratori sono trattati con la stessa generosità.
L’industria conviene soprattutto agli impiegati (nel 2008 li ha pagati 27.474 euro lordi annui, il 7 per cento in più rispetto alla media di 25.679) e agli operai (più 5,4); in generale è quella che tra il 2007 e il 2008 ha mostrato i tassi di crescita degni di nota per tutte le categorie. “Si va dal più 4 per cento dei dirigenti al più 3,4 degli operai fino al più 2,1 dei quadri e al più 1,5 degli impiegati. E se sembra poco, va segnalato che commercio e servizi in media più spesso hanno registrato variazioni tra lo 0 e l’1 per cento” puntualizza Vavassori.
Banche e assicurazioni, nonostante le difficoltà, continuano invece a pagare bene soprattutto i dirigenti (5 per cento più della media), che invece sono sottopagati (meno 1 per cento sulla media di categoria) dal commercio.
La sorpresa? Le società di servizi del terziario avanzato, che appaiono avare con tutte le categorie, in particolare quelle più alte. Si va infatti, rispetto alle medie di categoria, da meno 7,5 per cento dei dirigenti a meno 6,2 dei quadri, fino a meno 2,1 degli impiegati. Sembra un autogol per un settore che dovrebbe attirare proprio i talenti di fascia alta, ma la spiegazione esiste. “In queste imprese sta prendendo sempre più importanza la parte non monetaria della retribuzione, dal corso prestigioso di formazione all’assicurazione sanitaria” spiega Vavassori. E vista l’aria che tira sembra una scelta da non sottovalutare.

Fonte:
http://blog.panorama.it/economia/2009/05/24/stipendi-dove-guadagnare-di-piu-in-un-paese-di-paghe-appiattite/

domenica 10 maggio 2009

Le ricche pensioni del Senato A un commesso 8 mila euro

ROMA — Ottomila euro lordi al mese per quindici mensilità. È la pensione spet­tante a quel commesso del Se­nato che giusto una decina di giorni fa ha deciso di lasciare il lavoro. All’età di 52 anni. Il più recente protagonista di un inarrestabile e costosissi­mo esodo. Leggendo il bilancio di pre­visione 2009 approvato il 21 aprile dal consiglio di presi­denza di palazzo Madama si scopre che negli ultimi due anni i costi per pagare le pen­sioni sono letteralmente esplosi.
Fra il 2007 e il 2009 sono passati da 77,8 a quasi 90 milioni, con un aumento del 14,3%. Ma se si escludono le pensioni di reversibilità, quelle cioè pagate ai supersti­ti, la progressione è stata an­cora più violenta: +15,6%. Die­ci milioni e 800 mila euro in più. Quest’anno, sempre se le previsioni saranno rispettate (ma di solito le stime sono in difetto) la spesa per le sole pensioni «dirette» sfiorerà 80 milioni. Esattamente 79 mi­lioni e 950 mila euro. Cifra che divisa per 598 dipendenti pensionati fa, tenetevi forte, 133.695 euro ciascuno. Vale a dire, quindici volte e mezzo l’importo di una pensione me­dia dell’Inps. Inoltre, detta­glio non trascurabile, le pen­sioni del Senato seguono la dinamica degli stipendi di pa­lazzo Madama. È stata la crescita abnorme di questa voce che ha impedi­to al Senato di rinunciare, co­me invece hanno fatto Came­ra e Quirinale, all’adeguamen­to all’inflazione programma­ta per il prossimo triennio? Chissà. Certamente è vero che l’aumento della spesa per le pensioni dei dipendenti si è mangiato quasi tutte le sfor­biciatine fatte al bilancio di palazzo Madama.
Tanto per fare un esempio, la maggiore spesa previdenziale equivale a più del doppio del rispar­mio sui contributi ai gruppi parlamentari dovuto alla ridu­zione del numero dei partiti presenti in Senato. Ma non è che a Montecito­rio la pressione di chi vuole andare in pensione sia meno forte. Fra il 2007 e il 2009 l’au­mento della spesa della Came­ra per questo capitolo è stato infatti del 14,2%. Quest’anno le pensioni dirette e di rever­sibilità graveranno sul bilan­cio di Montecitorio per 191 milioni, circa 24 milioni in più rispetto al 2007. Quale può essere la molla che ha fatto scattare questa fuga ormai evidente? Forse il timore di un nuovo giro di vi­te particolarmente doloroso, che metterebbe in crisi i privi­legi sopravvissuti a tutti i ten­tativi di riforma? Non è affat­to da escludere.
Al Senato, per esempio, chi è stato as­sunto prima del 1998 può an­cora oggi, nel 2009, andare in pensione a 50 anni di età, sia pure con una penalizzazione del 4,5%, a condizione che ab­bia raggiunto quota 109: la somma dell’età anagrafica, degli anni di contributi e del­l’anzianità di servizio al Sena­to. Con 53 anni di età e la stes­sa quota 109 la pensione (80% dell’ultimo stipendio) è assicurata senza alcuna pena­lizzazione. Da tenere presen­te che i dipendenti entrati in Senato prima del 1998 sono la maggioranza, 609 su 1.004. E che la loro pensione si calco­la con il vantaggiosissimo si­stema retributivo puro, cioè in percentuale dello stipen­dio, anziché con il sistema contributivo (in rapporto ai contributi effettivamente ver­sati) stabilito dalla riforma Di­ni del 1995 per tutti i lavorato­ri comuni mortali. Con lo stesso sistema retri­butivo sarà calcolata anche la pensione degli assunti a pa­lazzo Madama dopo il 1998, in tutto 395. Per loro tuttavia il consiglio di presidenza ha deciso lo scorso agosto che scatta il limite minimo d’età di 57 anni. Aspetteranno un po’ di più per avere una pen­sione da leccarsi i baffi come già hanno avuto i loro colle­ghi più fortunati. Ma il fami­gerato sistema contributivo prima o poi arriverà anche in Senato. Sarà applicato a tutti gli assunti dal 2007. Quanti sono? Per ora, zero.
Sergio Rizzo
06 maggio 2009

Fonte:
http://www.corriere.it/cronache/09_maggio_06/pensioni_senato_scandalo_6324d704-3a00-11de-9bf9-00144f02aabc.shtml 

martedì 31 marzo 2009

Stipendi e potere di acquisto italiani tra i più bassi in Europa: retribuzioni ferme da 15 anni se rapportate all'inflazione.

Sono preoccupanti i dati che ci giungono sui salari dei lavoratori italiani rapportati all'inflazione. Bisogna assolutamente cambiare la situazione!

L'indice del fatturato dell'industria e l'indice dei salari rappresentano il peggior dato dal 1991. I due indicatori sono scesi del 2,1% rispetto a dicembre.

Nel confronto su base trimestrale, il fatturato scende dell'8,8% e gli ordinativi del 14,2%. L'auto resta uno dei settori più colpiti.

Gli ordinativi sono scesi del 35,8% su base tendenziale, con una riduzione del 29,3% per la componente nazionale e del 43% per quella estera. Il fatturato è invece diminuito del 47,4% su base annua, con un crollo del 42,8% della componente nazionale e del 52,3% di quella estera.

'Tante volte ho l'impressione che il susseguirsi di dati vecchi possono scoraggiare la ripresa e rendere più complessa la crisi', ha commentato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, il quale afferma che 'i monitoraggi ci segnalano che ci sono spiragli lontani ma ci sono'. 'L'ho sentito dire anche dall'amministratore delegato di Fiat, Marchionne, e da altri esponenti dell'industria'. Ma l'ottimismo del ministro non trova riscontri nella realtà dei fatti.

I salari netti sono fermi al 1993: lo ha spiegato oggi, dati alla mano, l'Ires Cgil che nel suo ultimo rapporto sottolinea come dal 1993 al 2008, nonostante l'aumento dei prezzi, i salari hanno registrato una crescita pari a zero.

Secondo l'Ires-Cgil, infatti, l'inflazione è cresciuta del 41,6%, le retribuzioni contrattuali del 41,1% mentre le retribuzioni di fatto del 47,5%. Secondo i dati elaborati dall'Ires-Cgil sulle dichiarazioni dei redditi presso i Caaf, inoltre, circa 13,6 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1.300 euro netti al mese e circa 6,9 milioni ne guadagnano meno di 1.000, di cui oltre il 60% sono donne.

E che gli stipendi fossero 'al palo' se ne sono accorti benissimo anche la maggior parte dei lavoratori dipendenti, visto che faticano terribilmente ad arrivare alla fine del mese anche quando usufruiscono di salari considerati 'medi'.

Inoltre, i dati sui confronti internazionali 'confermano l'insistenza di una questione salariale tutta italiana - si legge nell'indagine - in cui le retribuzioni nette italiane (a parità di potere d'acquisto) risultano inferiori di 12 punti rispetto a quelle spagnole, di 29 punti rispetto a quelle dei francesi, di ben 43 punti rispetto alle tedesche, di 56 punti rispetto ai salari dei lavoratori degli Stati Uniti, fino ad arrivare a meno della meta' di quelle dei lavoratori inglesi'.

Più in dettaglio, tra il 1993 e il 2007 le retribuzioni italiane sono cresciute del 4 per cento (appena 750 euro) contro la crescita reale delle retribuzioni lorde dei lavoratori spagnoli del 10 per cento (1.700 euro), dei lavoratori tedeschi (4 mila euro) e americani (3.400 euro) del 13 per cento, dei francesi del 23 per cento (4 mila euro) e degli inglesi del 29 per cento (8.300 euro).

E non basta. Nei passati 15 anni 'i lavoratori dipendenti hanno lasciato al fisco 6.738 euro cumulati, in termini di potere d'acquisto, tra la mancata restituzione del fiscal drag e l'aumento della pressione fiscale - dice il rapporto - Lo Stato ha dunque beneficiato di circa 112 miliardi di euro tra maggiore pressione fiscale e fiscal drag'.

Dunque ora 'serve una nuova politica dei redditi, interventi più forti per sostenere la ripresa', ha dichiarato il leader della Cgil Guglielmo Epifani, visto che 'il fisco ha mangiato i pochi guadagni di produttivita''. E per cominciare a 'dare una risposta concreta alla questione salariale' Epifani ha chiesto 'un aumento di 100 euro in busta paga a lavoratore.

Nell'impostazione del bilancio del 2010 - ha spiegato il numero uno di corso Italia - chiediamo che questo obiettivo venga assunto dal governo e contemporaneamente che tutti gli interventi del 2009 siano a sostegno di chi perde il lavoro e dei precari'. La copertura dell'aumento dei 100 euro in busta paga potrebbe provenire, secondo Epifani, da 'una minore spesa per interessi sul debito pari a 7 miliardi nel 2009; la restituzione del fiscal drag del biennio 2008-2009 per almeno 4 miliardi di euro; la lotta all'evasione con il ripristino delle misure introdotte dal governo Prodi per recuperare almeno i 5 miliardi di euro mancanti dal gettito Iva, e infine, per la parte restante (4 miliardi) dalla maggiore propensione al consumo che contribuisce alla crescita del Pil (+1 per cento in quattro anni) e da un disavanzo contenuto recuperabile al 2011'.

Ai dati più che allarmanti sui salari italiani si aggiungono i numeri sulla disoccupazione nel biennio 2008-2010, che sfiora il milione di lavoratori, e l'incidenza pesantissima di prezzi e tariffe sul loro reddito.

E' evidente che servirebbe una strategia politico-economica volta alla redistribuzione della ricchezza, vale a dire l'opposto di quanto sta accadendo in questo Paese da quando Berlusconi siede a palazzo Chigi.

domenica 15 marzo 2009

Anche i manager soffrono la crisi

Non è sempre vero che le crisi colpiscono solo i più deboli: lo rivela una recente indagine condotta nel nostro Paese da Astra Ricerche per Manageritalia (Federazione dirigenti, quadri e professionale del terziario) che disegna un profilo del Manager Italiano profondamente diversa dallo stereotipo del dirigente ricco, sicuro e con uno stile di vita molto agiato.

“La crisi colpisce duro anche i manager – afferma il presidente di Manageritalia Claudio Pasinie sono purtroppo parecchi quelli che hanno perso o perderanno il lavoro nei prossimi mesi.”
Molte aziende stanno tagliando il personale in risposta al calo di domanda e produzione. E i tagli non stanno risparmiando molti vertici aziendali.

Bastano pochi numeri a confermare la crisi della categoria: dopo un triennio con il segno più (+2,7% con ben 120.432 dirigenti e 318.315 quadri per un totale di 438.747 manager) si calcola che nel 2008 si perderanno circa 10 mila posti nel settore dell’industria e dei servizi con un trend che proseguirà anche quest’anno.

Le analisi di Astra sconfessano un altro dei luoghi comuni che circondano il management italiano è cioè che i dirigenti siano troppi ed eccessivamente pagati.

In Italia, infatti, si conta meno di un dirigente ogni 100 lavoratori dipendenti, contro i 3 ogni 100 della Francia e i 6 ogni 100 della Gran Bretagna.

A livello retributivo il loro stipendio medio annuo è di 100.000 euro lordi (3.700 euro netti al mese), 4 volte superiore a quello percepito da un semplice operaio ma ben lontano dalle principesche retribuzioni di pochi Top Manager di cui si legge sulla stampa.

Inoltre, al contrario di impiegati e operai, quadri e dirigenti con la perdita del proprio impiego perdono anche tutti i benefit e le garanzie. Non viene riconosciuto loro alcun diritto, non possono appellarsi all’articolo 18, né accedere agli ammortizzatori sociali: solo nelle grandi imprese è previsto un periodo di "guarded leave" di due mesi nei quali si percepisce lo stipendio pur non lavorando.

Un caso emblematico dei tagli ai vertici è quello che ha riguardato il team di ingegneri italiani della Motorola dello stabilimento di Torino: l’azienda ha deciso di chiudere i centri di ricerca in Europa, di rinunciare al suo know-how europeo, lasciando molti ingegneri senza un posto di lavoro. Ha dato loro scarso preavviso e non ha mostrato interesse a riassumerli nemmeno in posizioni inferiori.

Ma chi sono i manager a rischio? Sono dotati di un elevato livello di istruzione e professionale (solitamente laurea più Master), lavorano 52 ore circa la settimana (circa 10 ore per 5 giorni lavorativi). Sono spesso il motore strategico delle imprese e il capitale umano che garantisce il maggiore know-how nei progetti imprenditoriali. In genere la loro vita professionale dura poco e si connota per un’elevata mobilità: il 20% circa ogni anno cambia o perde il proprio incarico, mentre il 5% dei dirigenti (circa 6.000) resta disoccupato.

Quale futuro per queste professionalità? Per molti si apre la strada per una probabile attività consulenziale. In questo modo potranno prestare i propri “cervelli” alle imprese clienti che vorranno e sapranno cogliere l’importanza dell’inserimento, anche a tempo determinato, delle loro competenze e know-how in azienda. Un passaggio fondamentale per la crescita del livello manageriale di molte piccole imprese tipicamente “made in Italy”. 

Fonte:
http://www.spazioimpresa.biz/strategie_di_impresa/anche-i-manager-soffrono-la-crisi-171.php

domenica 8 febbraio 2009

Europarlamentari italiani: stipendi più alti rispetto alle altre nazioni

Le elezioni europee sono alle porte. Tra un pò anche in Abruzzo partirà il toto-candidati nelle redazioni, mentre nelle segreterie dei partiti e nei palazzi romani si assisterà ai "pacati" calci negli stinchi, ai "costruttivi" sgambetti, alle "collegiali" gomitate in faccia che precedono, beninteso, la "serena e condivisa" compilazione delle liste. L'importante tornata elettorale già avvelena anzi il clima politico in Italia e anche nella nostra Regione, a causa della soglia del 4% che per i piccoli partiti rischia di trasformare il parlamento di Bruxelles in una chimera. Marco Pannella, europarlamentare in carica, non ci dorme la notte, e ha perso pure l'appetito...
Intanto è bene sapere che gli eurodeputati italiani, come spiega un'inchiesta del settimanale l'Espresso, sono i meno presenti alle attività all'assemblea di Strasburgo. I nostri eletti sono rimasti infatti a casa una volta su tre, mentre i finlandesi hanno un tasso di presenze del 90%, i tedeschi di poco inferiori e così pure gli  europarlamentari degli altri paesi membri.

Inoltre, sottolinea L'Espresso: "gli europarlamentari italiani hanno tassi scandalosamente bassi di produttività: 61 deputati non hanno mai presentato una relazione che, a differenza delle inutili interrogazioni, sono testi 'legislativi' o 'di indirizzo', e 17 non si sono mai scomodati ad aprire bocca in assemblea." Fannulloni come i dipendenti di un ufficio della Marina militare di Napoli che giorni fa sono stati denunciati perché erano soliti firmare i registri delle presenze, per poi tornare beatamente a casa o a prendere il sole a Posillipo.
I nostri europarlamentari  primeggiamo però in stipendi: 144.084,36 euro, 12mila al mese netti più una lunga lista di benefit. Sono pagati dall'euro contribuente infatti i  ristoranti, le auto blu con relativo autista, i cellulari, i cinema, i teatri, le autostrade, i treni e gli aerei, piscine e palestre e pure i francobolli. Tutto compreso un stipendio di un euro parlamentare italiano può arrivare a 35mila euro al mese. Per fare un impietoso paragone, ecco l'elenco degli stipendi degli altri europarlamentari, a seconda della nazionalità:
 
Lituania 14.196 euro annui
Lettonia 12.900
Ungheria 9.132
Polonia 7.369
Slovenia 50.400
Cipro 48.960
Portogallo 41.387
Spagna 35.051
Lussemburgo 66.432
Francia 62.779
Finlandia 59.640
Svezia 57.000
Gran Bretagna 81.600
Belgio 72.017
Danimarca 69.264
Grecia 68.575
Austria 106.583
Olanda 86.108
Germania 84.108
Irlanda 82.065 
 
Italia 144.084,36 euro all'anno: niente male davvero per un Paese che ha il terzo debito pubblico più alto del mondo, in cui su ogni famiglia italiana gravano in media quasi 80mila euro,  per complessivi 1.667,2 miliardi di euro in base alle rilevazioni al 31 agosto 2008.  Chissà se la busta paga crea imbarazzo all'europarlamentare  Carlo Fatuzzo, leader del Partito dei Pensionati. Alla Fame, si potrebbe aggiungere nell'acronimo della formazione politica che si attesta ad un ragguardevole 1%.
A proposito di aerei e di debiti: per anni è stato un vizietto dei nostri europarlamentari viaggiare su Ryanair con un conveniente biglietto  low cost, facendo poi però risultare di aver viaggiato su un'altra compagnia in business class, in particolare su Alitalia. Il che significava per loro mettersi in tasca  anche 900 euro a tratta del rimborso forfettario, alla facciaccia  della nostra compagnia di bandiera che intanto precipitava nella voragine dei debiti.
Il 15 giugno 2005 l'Europarlamento ha finalmente approvato il nuovo Statuto che inserisce il principio del rimborso su presentazione puntuale del giustificativo di spesa. Con certi personaggi che bazzicano l'euro-transatlantico,  c'era poco da fidarsi delle auto-certificazioni. Ma entrerà in vigore solo dal 2009 e con un periodo transitorio di due legislature. Paolo Cirino Pomicino fece invece le cose ancora più in grande:  ha viaggiato su un volo privato gentilmente concesso dalla presidenza del Consiglio, poi per fortuna soppresso.

Ma torniamo agli euro-fannulloni di casa nostra: fanalino di coda per presenze il socialista Gianni de Michelis uno dei protagonisti della dorata stagione del socialismo da bere, con il 51% delle presenze, una sola relazione e tre interventi pronunciati in aula. Poco migliore la performance di Vito Bonsignore  dell'Udc, con il 55% delle presenze, zero relazioni e 10 interventi.  Se può interessare Bonsignore, ai tempi di Tangentopoli, è stato condannato in via definitiva a 2 anni di carcere per tentata corruzione per l'appalto dell'ospedale d'Asti.  E ancora tra quelli in carica: Armando Veneto, Udeur, 48% delle presenze, Rapisardo Antunucci, socialista, 47%, il molisano Aldo Patricello, di Forza Italia, 61%, Giorgio Carollo, Forza Italia, 62%;  l'ex portavoce di Berlusconi, e giornalista Jas Gawronsky, 67% di presenze , Umberto Pirilli, An, al 62%, Mauro Zani, Pd, al 63%.

La legge italiana permette a sindaci e presidenti di provincia di ricoprire anche l'incarico a Bruxelles. Si spiega dunque perchè Adriana Poli Bortone, europarlamentare di An, a Strasburgo non si è vista quasi mai, solo il 34% delle sedute. Peggio di lei Giuseppe Bova, presidente Pd del consiglio regionale della Calabria, solo con il 28% delle presenze prima di una opportuna rinuncia allo scranno. Alfredo Antoniozzi, anche lui Forza Italia, assessore comunale di Roma, a Strasburgo la meta delle volte che dovrebbe.rara la presenza anche di Corrado Gabriele del prc, assessore in Campania.
 
C'è poi la cantante e soubrette televisiva Iva Zanicchi, europarlamentare di Forza Italia: è stata ripescata a maggio, e in otto mesi ha collezionato 23 assenze su 43 plenarie a disposizione, e un solo intervento sulla povertà nel mondo. Ora l'Aquila di Ligonchio, così era chiamata all'inizio della sua carriera, si sta preparando al Festival di Sanremo, e quindi a Strasburgo continueranno a vederla poco e niente. Nel 2004 la Zanicchi fu una fortunata prescelta nella nutrita schiera di cantanti, soubrette e personaggi televisivi. Niente da fare invece per l'ex signora Peroni, Solby Stubing, candidata di An con Clarissa Burt, bocciata anche lei dagli elettori. Fuori anche Pietro Mennea, la conduttrice Fabrizia Carminati e l'ex vice Gabibbo, Stefano Salvi, Manuela Centa, Marcella Bella, Alessandro Cecchi Paone con Forza Italia e l'immancabile  Vittorio Sgarbi.  
Tra gli assenteisti, udite-udite, anche  Renato Brunetta, il nemico giurato dei fannulloni, il castiga-matti dei dipendenti pubblici in panciolle. Secondo l'Espresso le sue presenze si attestano dal 1999 al 2004 al 53,7%, dal 2004 al 2008 al 63,7%. Brunetta ha però contestato il dato  sostenendo che  la percentuale è stata calcolato su un numero superiore di sedute, e la percentuale corretta è invece  il 66,9%. Per l'esattezza. 
Assenteisti anche altri big della politica italiana transitati all'europarlamento, prima di approdare su altri lidi, più o meno gloriosi:   Antonio Di Pietro (44,29%), Walter Veltroni (41,79%), Clemente Mastella (40%) e Marcello Dell’Utri (14,64%). Alessandra Mussolini (48%), Raffaele Lombardo (41%), Emma Bonino (56%), Pier Luigi Bersani (57%), Ottaviano Del Turco (57%), Fausto Bertinotti (57%), Paolo Cirino Pomicino (42%.) . Assenteisti anche gli ex-deputati Lilli Gruber e Michele Santoro
Complimenti invece a Luca Romagnoli della Fiamma tricolore e a Vincenzo Aita di Rifondazione comunista, che fanno registrare il 93% delle presenze.  Come dire: opposti presenzialismi..
Per i nostri rappresentanti poi far parte del Parlamento europeo è un optional, non una missione da affrontare con il massimo impegno, in quanto, sembra superfluo sottolinearlo, a Strasburgo si decidono cose importantissime per ogni Paese membro, tra cui l'entità di fondi comunitari da destinare ad esempio all'Abruzzo, come quelli di cui ieri si è discusso a Pescara.
Sono tantissimi i casi di europarlamentari che lasciano il seggio per fare altro, come candidarsi in altre tornate elettorali. Su  78 parlamentari iniziali, solo 48 sono tuttora in carica. E' anche il caso  dell'abruzzese  Ottaviano Del Turco: eletto a furor di popolo  ha  poi ha lasciato nel 2005 il seggio a tal Vincenzo Lavarra per candidarsi alle Regionali. Sappiamo come è andata a finire, e forse lo stesso Del Turco si sta mordendo le mani. E medita di tornare a Bruxelles, qualcuno dice  imbarcandosi nel Pdl.
A seguito delle Politiche del 2008   rinunciatari a Bruxelles sono Renato Brunetta (Pdl), Umberto Bossi (Lega), Alessandra Mussolini (Pdl) e Lapo Pistelli (Pd), eletti alla Camera, e di Mario Mantovani e Adriana Poli Bortone (Pdl) e Alfonso Andria e Luciana Sbarbati (Pd) eletti al Senato. Cristiana Muscardini (Pdl), invece, ha preferito mantenere il suo seggio europeo, rinunciando quello conquistato alla Camera. Altre defezioni portano i nomi di Raffaele Lombardo (Pdl), che è stato eletto presidente della Regione Sicilia, di Francesco Musotto (Pdl) entrato nell’Assemblea regionale siciliana, di Nicola Zingaretti (Pd), diventato presidente della Provincia di Roma, e del leghista Gian Paolo Gobbo, nuovo sindaco di Treviso.
La casalinga di Urlapicchio potrebbe però a questo punto chiedersi: "Ma se ti abbiamo votato per fare l'europarlamentare perché non sei rimasto a Strasburgo? Mica ti abbiamo mandato a fare il minatore, come i compaesani che morirono a Marcinelle... A questo punto potevate candidare me, o la mia amica comare Pina, che parla pure correttamente in inglese!"

LA MUSICA PERO' CAMBIA: ARRIVA L'ANAGRAFE DEGLI ELETTI!
Tempi duri per i nostri oziosi e latitanti europarlamentari, e la situazione sopra fotografata sarà, si spera, solo un brutto ricordo. Su iniziativa di Marco Cappato dei Radicali il Parlamento europeo ha infatti approvato a gennaio una risoluzione sull'accesso ai documenti del Consiglio, del Parlamento e della Commissione. Sarà così presto on line e facilmente consultabile un' Anagrafe Pubblica degli Eletti, contenente quanto segue:

1) attività, partecipazione e presenza dei deputati europei ai lavori parlamentari in termini assoluti, relativi e percentuali.
2) attività del Parlamento in plenaria e in commissione.
3) indennità e spese dei deputati, nonché tutte le dichiarazioni di interessi finanziari per tutti i deputati.

La risoluzione è passata con 355 voti a favore, 195 contrari, 18 astenuti. A votare contro questa norma anti-fannulloni, ricorda Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, una nutrita schiera di europarlamentari italiani del Pdl, tra cui l'ex sindaco di Milano Gabriele Albertini,Guido Podestà, Elisabetta Gardini,  Lia Sartori, Beppe Gargani, Roberta Angelilli, Domenico Basile, Sergio Berlato, Antonio Mussa, Nello Musumeci, Salvatore Tatarella.
Ricordiamocele queste cose, quando a giugno ci recheremo alle urne.

 

FT
RIDIAMOCI  SOPRA...

 
 
CHI CI RAPPRESENTA IN EUROPA

Gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratici Cristiani) e dei Democratici Europei
  • Gabriele Albertini, FI, membro
  • Alfredo Antoniozzi, FI, membro
  • Vito Bonsignore, UDC (poi Pop-Lib), vicepresidente
  • Renato Brunetta, FI, membro (in carica fino al 28.04.2008)
  • Elisabetta Gardini, FI, membro (subentrato il 30.05.2008)
  • Giorgio Carollo, FI, membro
  • Giuseppe Castiglione, FI, membro (in carica fino al 11.09.2008)
  • Maddalena Calia, FI, membro (subentrata il 12.09.2008)
  • Lorenzo Cesa, UDC, vicepresidente (in carica fino al 27.04.2006)
  • Aldo Patriciello, Popolo della Libertà, ex UDC, membro (subentrato il 08.05.2006)
  • Paolo Cirino Pomicino, UDEUR (poi DC Aut), membro (in carica fino al 27.04.2006)
  • Armando Veneto, UDEUR (poi Indipendente), membro (subentrato il 08.05.2006)
  • Antonio De Poli, UDC, membro (in carica fino al 15.05.2005)
  • Iles Braghetto, UDC, membro (subentrato il 29.07.2005)
  • Armando Dionisi, UDC, membro (in carica fino al 27.04.2006)
  • Carlo Casini, UDC, membro (subentrato il 08.05.2006)
  • Michl Ebner, SVP, membro
  • Carlo Fatuzzo, Pens, membro
  • Giuseppe Gargani, FI, membro
  • Jas Gawronski, FI, membro
  • Raffaele Lombardo, UDC (poi MPA), membro (in carica fino al 21.05.2008)
  • Sebastiano Sanzarello, UDC, poi Forza Italia, membro (subentrato il 22.05.2008)
  • Mario Mantovani, FI, membro (in carica fino al 28.04.2008)
  • Iva Zanicchi, FI, membro (subentrato il 16.05.2008)
  • Mario Mauro, FI, membro
  • Francesco Musotto, FI, membro (in carica fino al 22.06.2008)
  • Innocenzo Leontini, FI, membro (subentrato il 23.06.2008, in carica fino al 23.07.2008)
  • Eleonora Lo Curto, FI, membro (subentrato il 24.07.2008)
  • Guido Podestà, FI, membro
  • Amalia Sartori, FI, membro
  • Antonio Tajani, FI, membro (in carica fino al 08.05.2008)
  • Paolo Bartolozzi, FI, membro (subentrato il 23.06.2008)
  • Riccardo Ventre, FI, membro
  • Marcello Vernola, FI, membro
  • Stefano Zappalà, FI, membro

  • Gruppo Socialista - PSE
  • Giovanni Berlinguer, Ulivo-DS (poi SD), membro
  • Pier Luigi Bersani, Ulivo-DS (PD), membro (in carica fino al 27.04.2006)
  • Donata Gottardi, Ulivo-DS (PD), membro (subentrato il 08.05.2006)
  • Mercedes Bresso, Ulivo-DS, membro (in carica fino al 24.05.2005)
  • Massimo D'Alema, Ulivo (DS), membro (in carica fino al 27.04.2006)
  • Ottaviano Del Turco, Ulivo-SDI, membro (in carica fino al 01.05.2005)
  • Vincenzo Lavarra, Ulivo-DS (PD), membro (subentrato il 24.05.2005)
  • Giovanni Claudio Fava, Ulivo-DS (poi SD), membro
  • Lilli Gruber, Ulivo-Ind (PD), membro (in carica fino al 30.09.2008)
  • Monica Giuntini, Ulivo-DS (PD), membro (subentrato il 17.10.2008)
  • Pia Elda Locatelli, Ulivo-SDI (Partito Socialista), membro
  • Pasqualina Napoletano, Ulivo-DS (poi SD), vicepresidente
  • Pier Antonio Panzeri, Ulivo-DS (PD), membro
  • Gianni Pittella, Ulivo-DS (PD), membro
  • Guido Sacconi, Ulivo-DS (PD), membro
  • Michele Santoro, Ulivo-Indipendente, membro (in carica fino al 13.11.2005)
  • Marta Vincenzi, Ulivo-DS, membro (in carica fino al 30.06.2007)
Mauro Zani, Ulivo-DS (PD), membro
  • Nicola Zingaretti, Ulivo-DS (PD), membro (in carica fino al 16.06.2008)

  • Rapisardo Antinucci, PS, membro (subentrato il 17.06.2008)
  • In data 08.05.2006, aderisce al gruppo il deputato Achille Occhetto, IDV (Indipendente), membro (subentrato ad Antonio Di Pietro), (in carica fino al 14.11.07)
  • In data 15.05.2006, aderisce al gruppo il deputato Giulietto Chiesa, IDV (Indipendente) (poi SD), proveniente dal gruppo "Alleanza dei Liberali e Democratici per l'Europa"
  • In data 23.10.2007, aderisce al gruppo il deputato Gianni De Michelis, PS, proveniente dal gruppo "Non Iscritti"
  • In data 23.10.2007, aderisce al gruppo il deputato Alessandro Battilocchio, PS, proveniente dal gruppo "Non Iscritti"
  • In data 16.05.2008, aderisce al gruppo il deputato Catiuscia Marini, PD, membro (subentrato a Lapo Pistelli)
  • In data 17.06.2008, aderisce al gruppo il deputato Maria Grazia Pagano, PD, membro (subentrato a Alfonso Andria)

Alleanza dei Liberali e Democratici per l'Europa
  • Alfonso Andria, Ulivo-DL (PD), membro (in carica fino al 28.04.2008)
  • Emma Bonino, Lista Bonino, membro (in carica fino al 27.04.2006)
  • Marco Cappato, Lista Bonino, membro (subentrato il 08.05.2006)
  • Giulietto Chiesa, IDV (Indipendente), membro
  • il deputato rimane all'interno del gruppo fino al 15.05.2006, per poi aderire al Gruppo Socialista - PSE
  • Luigi Cocilovo, Ulivo-DL (PD), membro
  • Paolo Costa, Ulivo-DL (PD), membro
  • Antonio Di Pietro, IDV, membro (in carica fino al 27.04.2006) i
  • Enrico Letta, Ulivo-DL, membro (in carica fino al 27.04.2006)
  • Gianluca Susta, Ulivo-DL (PD), membro (subentrato il 08.05.2006)
  • Marco Pannella, Lista Bonino, membro
  • Lapo Pistelli, Ulivo-DL (PD), vicepresidente (in carica fino al 28.04.2008)
  • Vittorio Prodi, Ulivo-DL (PD), membro
  • Luciana Sbarbati, Ulivo-MRE (PD), membro (in carica fino al 28.04.2008)
  • Fabio Ciani, PD, membro (subentrato il 16.05.2008)
  • Patrizia Toia, Ulivo-DL (PD), membro
  • In data 08.05.2006, aderisce al gruppo il deputato Andrea Losco, Ulivo-DL (PD), membro (subentrato a Massimo D'Alema)
  • In data 15.11.2005, aderisce al gruppo il deputato Giovanni Procacci, Ulivo-DL, membro (subentrato a Michele Santoro; in carica fino al 27.04.2006)
  • Donato Veraldi, Ulivo-DL (PD), membro (subentrato il 08.05.2006)
  • In data 05.07.2007, aderisce al gruppo il deputato Francesco Ferrari, Ulivo-DL (PD), membro (subentrato a Marta Vincenzi)
  • In data 14.11.2007, aderisce al gruppo il deputato Beniamino Donnici, IDV (poi Indipendente, membro (subentrato a Achille Occhetto)

  • Unione per l'Europa delle Nazioni
  • Roberta Angelilli, AN, membro
  • Sergio Berlato, AN, membro
  • Mario Borghezio, LN, membro
  • Umberto Bossi, LN, membro (in carica fino al 28.04.2008)
  • Giovanni Robusti, Indipendente, membro (subentrato il 30.05.2008)
  • Alessandro Foglietta, AN, tesoriere
  • Romano Maria La Russa, AN, membro (in carica fino al 03.11.2008)
  • Antonio Mussa, AN, membro (subentrato il 04.11.2008)
  • Cristiana Muscardini, AN, copresidente
  • Sebastiano Musumeci, AN (poi LD), membro
  • Umberto Pirilli, AN, membro
  • Adriana Poli Bortone, AN, membro (in carica fino al 28.04.2008)
  • Domenico Antonio Basile, AN, membro (subentrato il 17.06.2008)
  • Matteo Salvini, LN, membro (in carica fino al 31.10.2006)
  • Gian Paolo Gobbo, LN, membro (subentrato il 08.11.2006; in carica fino al 23.06.2008)
  • Erminio Enzo Boso, LN, membro (subentrato il 23.06.2008)
  • Francesco Enrico Speroni, LN, membro
  • Salvatore Tatarella, AN, membro
In data 12.12.2006 i 4 deputati della Lega Nord vengono ammessi a far parte del Gruppo "Unione per l'Europa delle Nazioni". Precedentemente erano membri del gruppo "Indipendenza/Democrazia" (fino al 26.04.2006) e successivamente dei "Non iscritti".

Gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica
  • Vittorio Agnoletto, PRC, membro
  • Fausto Bertinotti, PRC, membro (in carica fino al 27.04.2006)
  • Vincenzo Aita, PRC, membro (subentrato il 08.05.2006)
  • Giusto Catania, PRC, membro
  • Umberto Guidoni, PdCI, membro
  • Luisa Morgantini, PRC, membro
  • Roberto Musacchio, PRC, membro
  • Marco Rizzo, PdCI, membro
 
Indipendenza/Democrazia
Fino al 26.04.2006, i quattro deputati della Lega Nord Mario Borghezio, Umberto Bossi, Matteo Salvini e Francesco Enrico Speroni sono stati iscritti al Gruppo Indipendenza/Democrazia. Sono stati espulsi temporaneamente per divergenze sulla gestione dei fondi del gruppo e a causa delle provocazioni dell'allora ministro leghista Roberto Calderoli, in seguito alla pubblicazione delle caricature di Maometto sul Jyllands-Posten.
 
Gruppo Verde/Alleanza libera europea
  • Monica Frassoni, Verdi, copresidente
  • Sepp Kusstatscher, Verdi, membro

 

Identità, Tradizione, Sovranità
Il gruppo viene costituito in data 15.01.2007. Ne fanno parte i deputati Mussolini e Romagnoli che precedentemente aderivano ai "Non iscritti". Il gruppo viene sciolto il 14.11.2007 e tutti i suoi membri diventano parte dei "Non iscritti".
Non Iscritti
  • Alessandro Battilocchio, NPSI (poi PS), membroil deputato rimane all'interno del gruppo fino al 22.10.2007, per poi aderire al Gruppo Socialista - PSE
  • Gianni De Michelis, NPSI (poi PS), membro il deputato rimane all'interno del gruppo fino al 22.10.2007, per poi aderire al Gruppo Socialista - PSE
  • Alessandra Mussolini, AS, membro (in carica fino al 28.04.2008)
  • Dal 15.01.2007 al 14.11.2007 aderisce al gruppo Identità, Tradizione, Sovranità

  • Roberto Fiore, FN, membro (subentrato)
  • Luca Romagnoli, FT, membro
  • Dal 15.01.2007 al 14.11.2007 aderisce al gruppo Identità, Tradizione, Sovranità
  • In data 25.05.2005, aderisce al gruppo il deputato Gianni Rivera, Ulivo (poi Indipendente), membro (subentrato a Mercedes Bresso)
 
 
sabato 07 febbraio 2009, 12:30 
 
fonte:
http://www.abruzzo24ore.tv/news/Europarlamentari-italiani-i-piu-pagati-e-i-meno-presenti/9504.htm